Overlove: il troppo amore non è abbastanza

Giudizio film/libro

TITOLO: Overlove

AUTORE: Alessandra Minervini

ANNO: 2016

EDITORE: LiberAria Editrice


 Quando erano lontani 
[…] ad Anna per la nostalgia fiorivano addosso delle piume smodate, viola con sottili striature verdi. Il peso delle piume era imprevisto come un temporale e dopo un po’, a seconda della distanza che li separava, le piume diventavano insopportabili.

È cosi che Anna Dellera, la protagonista di Overlove, romanzo di esordio di Alessandra Minervini, viene rappresentata in copertina. Un volto fiero ma segnato dal dolore, un corpo nudo e chiuso in braccia e gambe unite e una chioma che dalla cute alle punte delinea una lenta metamorfosi in piume di pavone.

Al centro di Overlove, come si evince dal titolo, vi è un sentimento che non è semplice amore. Va oltre. È esagerato. È Over. “Non abbastanza, quindi troppo. Troppo amore non è abbastanza amore”. Amare oltre misura è travolgente, ma poi ti annienta. È una droga. Significa sentirsi vivi solo nei momenti più intensi, sentirsi disposti a perdere tutto per non far svanire l’effetto. Ma l’effetto svanisce e ciò che resta è solo l’over senza il love.

La persona di cui Anna è innamorata è Carmine, rappresentato in copertina con un vinile al posto della testa, perché per Carmine “c’era la musica e poi Anna”. Viene subito descritto come un ragazzo che “non sopportava il sole e la primavera. Quando qualcuno vicino a lui si rabbuiava per l’arrivo improvviso del cattivo tempo, era costretto a nascondere la sua gioia, la stabilità che gli procurava il caos”. Un personaggio poco amabile, a tratti egocentrico, astioso, ma sognatore e, a suo modo, capace di amare davvero.

Ma l’amore di Anna e Carmine non è l’unica avventura vissuta nell’overmondo della protagonista.

I personaggi sono tanti e diversi tra loro. A tratti bizzarri. Si ha la sensazione di non capire subito dove la storia andrà a parare perché ci si muove all’interno del romanzo come in un piano sequenza, passando da un luogo a un altro, da una vita a un’altra, da un anno all’altro, in avanti e indietro.

Degni di menzione sono sicuramente i signori Dellera. Anna è figlia di Nunzio e Carla,  proprietari di un negozio (il Negozio) di abbigliamento. Il padre sembra essere l’uomo delle decisioni sbagliate. Anna è costretta, dopo la morte di Nunzio, ad a avere a che fare con i creditori a causa del modo in cui il padre aveva condotto gli affari.

Il rapporto con la madre è delineato meglio, ma non è di certo più semplice. A volte Anna, troppo stanca di tutto, risponde con ironica ostilità, come quando Carla in preda all’euforia sta organizzando la festa di compleanno del marito e Anna le dice: “Mi sembra sia morto, mio padre. Tu lo vedi forse da qualche parte?”. Altre volte l’accudisce perché ormai la madre ne ha bisogno. È paziente e premurosa con una mamma che, invece, ha per amica la protagonista di una serie tv e che pensa che la figlia arrivi sempre nel momento meno opportuno.

Qualsiasi cosa Carla stesse facendo era sempre un brutto momento. Anche quando parlava con le formiche, mentre le trucidava sparando alcol puro direttamente dal flacone usato come una pistola ad acqua, era un brutto momento.

I luoghi in cui si muovono i personaggi appartengono alla Puglia. Primo fra tutti  la cava di bauxite nel Salento.

La bauxite è il materiale da cui nasce l’alluminio. La cava non è segnalata sulle guide ufficiali. Gli informatori turistici non conoscono la strada. La cava è fuori uso. Tecnicamente è una cosa rotta. Non serve a nulla. Non ci puoi fare l’alluminio. Non ci puoi fare il bagno. Ha l’aspetto di un lago ma non lo è. È un deposito acquifero naturale. Un luogo inutile come solo la bellezza sa essere.

Questa descrizione è l’incipit del romanzo, è la sua chiave di lettura, la metafora della storia tra Anna e Carmine.

Le strade della vita quotidiana di Anna, invece, sono diverse, cittadine. Vengono descritte durante un tragitto in bici della protagonista, dalla stazione al mare.

In città tra l’urbanistica e gli abitanti vige un legame onomatopeico. […] Anna attraversa il corso principale che si estende su una lunga fila di isolati senza fiato, rinchiuso tra due pilastri, un vecchio teatro e un giardinetto recintato. […] Il corso principale ha una prospettiva russa: è chiuso. […] se l’ambizione di una comunità si deduce dalla prospettiva del corso che sorregge le sue arterie principali, è meglio non aspettarsi straordinarie aperture mentali da chi è nato e cresciuto da quelle parti.

Se si ha fame di uno stile originale, fresco, iconografico e soleggiato come la Puglia, Overlove è il piatto giusto da ordinare. Dall’abile penna di Alessandra Minervini vengono generate immagini, similitudini, ossimori, metafore lontani da ogni immaginazione ma estremamente efficaci. Gli occhi in primissimo piano possono diventare una figura zoomorfa: “di Carmine avevano immortalato tutti più o meno lo stesso dettaglio: la punta delle scarpe e gli occhi, che senza il dettaglio della fronte parevano dei criceti impazziti su una ruota: spessi e gonfi”; lo stato d’animo di una donna, lontana dall’uomo che ama, si trasforma magicamente in un’immagine culinaria: “in quel tempo interrotto, lui dentro di lei si era sedimentato come una frittata disposta da poco su un piatto rivestito di carta antiolio”; così come il materiare architettonico: “la pietra della casa era cesellata come la mollica del pane cafone”.

Il primo sguardo su Overlove confonde, ma presto quel vortice di lettere e personaggi assume un ritmo naturale e il lettore diventa un tutt’uno con la storia, con le strade e persino con la musica di Carmine che quasi si riesce a sentire. È un romanzo che va letto ancora e ancora, che va letto oltre, accogliendone le novità.

Buona overlettura.

Elisabetta Tota

 

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